Foto di gruppo


Migrazioni: una parola che ci fa pensare agli albanesi e ai marocchini che attualmente vivono e lavorano nelle nostre città e nei nostri paesi. Difficilmente la identifichiamo con gli oltre ventisette milioni di italiani che hanno popolato ogni angolo del mondo, in particolare a partire dalla seconda meta dell'Ottocento. Ancor meno ci soffermiamo a pensare che molti di loro erano toscani nonostante che le statistiche ne abbiano contati, in difetto, oltre un milione e duecentomila: il cinque per cento della cifra totale. Tra questi c'erano anche i pistoiesi e non erano pochi: infatti per emigrazione Toscana si intende soprattutto quella proveniente dall'area appenninica e subappennica che corre dalla Lunigiana al Casentino, passando proprio per il territorio pistoiese.

Da questi territori i futuri cittadini della Provincia di Pistoia hanno iniziato a emigrare dal basso Medioevo e per secoli le mete, determinate dai mestieri agrosilvopastorali dei migranti, furono le Maremme, la Calabria, la Sardegna e la Corsica.
La possibilità di far pascolare in luoghi più adatti le greggi insieme all'impossibilità, in loco, di produrre un reddito sufficiente a sfamare i propri familiari spingevano i pastori con le proprie greggi ma anche, e in gran numero, boscaioli, carbonai e manovalanza generica ad allontanarsi ogni anno per molti mesi. Pistoiese in molte terre di accoglienza era sinonimo di carbonaio e i pistoiesi hanno tagliato legna e prodotto carbone ovunque ci fossero boschi, e ne troviamo alcuni anche nel Mato Grosso brasiliano.

Per secoli i pistoiesi hanno importato i propri saperi oltre frontiera: dagli scalpellini agli operai metallurgici della Montagna Pistoiese fino alle balie, ai garzoni e ai figurinai della Valdinievole.
In terre straniere appresero, loro malgrado, nuovi mestieri: da minatori a muratori, da operai degli altoforni fino ai mestieri più faticosi e pericolosi ma ottenendo spesso anche successi personali, imprenditoriali e commerciali.

Con la nascita del Regno d'Italia il flusso emigratorio crebbe ulteriormente. Dopo il 1861 l'aumento della popolazione e le risorse del territorio insufficienti a sfamare tutti fecero aumentare il numero di coloro che dovettero lasciare la propria casa, talvolta anche in via definitiva.

Se nel 1871 gli emigranti rappresentavano il 10% dei pistoiesi nel 1907 la cifra era già salita al 35%. Con lo scoppio della prima guerra mondiale molti rientrarono ma già nel 1919, e in particolare negli anni del fascismo, l'emigrazione ebbe una nuova impennata e a quella diretta a risolvere i problemi di sostentamento si affiancò quella derivata dalla repressione politica.

Ma quali sono state le mete dei pistoiesi? Inizialmente vennero privilegiati i territori vicini, la Francia, la Corsica e i paesi del Nord Africa, ma sin dagli anni Ottanta del XIX secolo non pochi furono coloro che sperimentarono i viaggi transoceanici verso il Nord e il Sud America, in particolare Stati Uniti. Argentina e Brasile
Infine, negli anni più recenti, tanti si sono indirizzati, e spesso trasferiti definitivamente, in Svizzera, Belgio, Germania, Scandinavia e in Australia.
Perchè il Centro Mario Olla Come raggiungerci Chi è Mario Olla Un link verso la Regione Toscana per i toscani nel mondo L'Emigrazione pistoiese nel tempo Mappa grafica delle foto in archivio Un elenco delle pubblicazioni sull'emigrazione pistoiese e non solo Gli eventi passati e futuri Contattaci
Il Centro | Dove Siamo | Mario Olla | Toscani all'estero | Emigrazione Pistoiese | Archivio | Bibliografia | Eventi | Contattaci
Torna alla home